POETRY

Rapsodie

2004–present · Poetry cycle

Rapsodie is an ongoing poetry cycle begun in 2004. The poems that make up the cycle are hermetic and cryptic compositions characterised by the use of scientific, philosophical, anatomical and technical language, creating a space where meaning is suspended between perception, association and interpretation.
This page presents a selection of Rapsodie. Further texts from the cycle have appeared in anthologies, magazines, e-zines and cultural publications over the years.

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About the Rapsodie

“Le Rapsodie sono composizioni in versi che pongono il lettore in una posizione di estrema libertà interpretativa, essendo pervase da un senso a tratti gelido di involontaria appartenenza, ma tanto intenso e penetrante da trasportare in una nuova dimensione, sospesa, a-temporale.”
— Roberto Brancati, Introduzione alle Rapsodie, in WYSIWIG

“[...] Le sue parole paiono a sé stanti. Ma la nostra abitudine a ricavare un senso quando leggiamo un testo ci spinge a percepirle come legate alle altre. Ne deriva che al cospetto della rapsodia noi abbiamo più una visione che una comprensione della mente. Ci poniamo in modo realmente fenomenologico. Ove si fatica a capire il significato concettuale della parola, avremo solo… coscienza “di” questa.”
— Paolo Meneghetti, L’Utopia scarta il verso

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Omne trinum est perfectum

Eucrasia

jinn sussurra alleli simmetrici,
lecca funzioni suriettive,
inghiotte recettori dactilitici,
e invoca ambliopia,
tenaglie e pulsioni ottiche
sciolte in assegni inflessi:
ciò di cui gli uomini si nutrono.
Iblis sussurra il mio nome,
sorrido, si brucia.

Disfrenia

azygos s'incendia,
diruggina idrope particolato
gonadi iperplasiche
imitano vuoti irritati
e sorgenti intenzionali
dilatano pilei, eritrociti,
incudini, elepoli, archi riflessi.
Piove la sera,
polline.

Tanatosi

spirilli apotropaici e
vesciche aptere contuse in
timbri eupneutici
sostengono le mie mani,
gli ommatidi di Aion,
le fimbrie di Svrt e
filtrano una neanide d'eggregora:
la gemma biomica di Ahriman,
eccezione fra stipole cromatofore

Clepsamia

clepsamia sepolta
da limatura di terpeni

metatron corre su nubi d’epifonemi,
ho potuto scordare l’identità:
mi appartiene l’età del mondo.

intervalli di stati quantici
lacerano territori e le loro ombre.

Fotocromia

Fotocromia tangibile
d’astasia plastica, simulata
su ruoli isteresici e chiusi,
solidifica energia,
sfiora flussi inclinati
e distorce algoritmi.

Matrici sparse, compresse e
soffiate sulla memoria,
mordono una coda sillabica
stringendo ventricoli umidi,
cartilagine.

Tratti mancanti,
esitazione.

Enoch

Enoch respira il mio respiro,
mi ha graffiata ancora.

Sciogliendomi in scintille
e rumori, prismi cicloptici di
pulsazione adefaga,
oscilla intervalli cronici,
endogeni. Spine e turbe
simulate leccano, poi
amputano, le vibrazioni
e i loro involucri.

Chiudo gli occhi,
ti vedo morire,
tutto viene escluso.

Guardavo le mie mani

sopra e intorno fioriscono pietre,
onde ruvide, scissure di cielo limpido.

nel cielo limpido,
sciolta una sostanza nera
d’acqua di roccia,
sorridono e curvano incubi.

così lontano!
dietro le antenne,
oltre le finestre.
così lontano..
nelle eliche e
su rumori di plastica
così lontano, senza madre, non le riconosco

: Pavor Nocturnus :